Si possono distinguere tre forme di aiuto possibile:

Aiuto umanitario

Sono gli aiuti di emergenza, cioè quegli interventi di breve durata che permettono alla popolazione locale di sopravvivere dopo una catastrofe naturale o un evento bellico. E' un intervento di solito gestito da organismi altamente specializzati e spesso coordinato multilateralemente. Questo tipo di aiuto non viene generalmente realizzato dalle ONG sia per una mancanza di competenze sia per la scarsità di mezzi a disposizione. Esempio: aiuto in caso di terremoto o appoggio a popolazioni in fuga da una guerra.

Azione assistenziale

E' spesso il primo tipo di azione che viene messa in atto. E' la risposta immediata a dei bisogni, non necessariamente legati alla sopravvivenza, che permettono di sviluppare le prime relazioni con le comunità che si sostengono. Ha molti aspetti positivi come quelli legati allo sviluppo di relazioni di fiducia con il partner locale. Per mezzo di queste azioni si ha la possibilità di approfondire, inoltre, la conoscenza del contesto. E' questa un'attività che gratifica coloro che la sostengono, visto che spesso dà risultati immediati, di grande soddisfazione, ma che molto raramente si protraggono nel tempo. Occorre infatti osservare che questo tipo di approccio nasconde dinamiche perverse, soprattutto se ha durata indeterminata. La comunità locale tende, per esempio, a diventare passiva e sedersi nell'attesa dell'assistenza che proviene dal partner del paese ricco, generando così una pericolosa dipendenza dal Nord. La FOSIT negli ultimi anni ha cercato in ogni modo di superare questo approccio. Esempio: invio di container di cibo, materiale sanitario, padrinati, ecc.

Cooperazione allo Sviluppo

E' sicuramente la forma di relazione con il partner del Sud alla quale bisognerebbe tendere. Cooperare anzichè aiutare vuol dire innanzitutto attribuire un'importanza cruciale al ruolo del partner locale che deve essere necessariamente attivo nel contribuire a risolvere la propria situazione di disagio. Spesso questo processo è molto più lento e meno soddisfacente dell'azione assistenziale nella percezione delle ONG del Nord e dei suoi finanziatori, eppure bisogna avere il coraggio di agire in questa direzione. Il processo di cooperazione dovrebbe contribuire ad un rafforzamento istituzionale locale, in modo che il partner sia in grado di realizzare progetti di auto-sviluppo.

Quello della cooperazione allo sviluppo  é il modello cui la FOSIT aderisce in linea di principio e che promuove presso le ONG affiliate e l'opinione pubblica.

(Testi tratti da  Naiaretti C., Sagramoso A., Solaro del Borgo M.A., 'Strumenti operativi per progetti di cooperazione allo sviluppo',seconda edizione, 2009, FOSIT)

 

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